L’opprimente realtà mondiale produce confusione, offuscamento, oltre ad incertezza.
Forse dobbiamo fare uno stop, silenzio, evitare le reti sociali e cercare di posizionarci a partire dalle nostre vite, amici, quartiere, famiglia, compagni; riassumendo, focalizzarci sui territori affettivi e di vita.
Osservare quello che possiamo fare da queste piccole comunità di affetti e di vicinanza. La politica è diventata incomprensibile per la gente salvo quelle che hanno delle conseguenze dirette sulla propria quotidianità.
Abbiamo bisogno di unire gli sforzi per far circolare le informazioni attraverso canali collettivi: radio comunitarie e reti di contro informazione di collettivi che vi lavorano in modo critico e selettivo. Queste dovrebbero essere le notizie che tutti dobbiamo contribuire a diffondere e non che ognuno pubblichi ciò che viene senza selezione né analisi, senza alcun criterio.
L’informazione è fondamentale e pertanto la contro informazione è qualcosa che bisognerebbe organizzare. Questo permetterebbe di avere elementi e argomenti per posizionarci meglio e sapere approssimativamente ciò che sta succedendo.
È importante averlo chiaro perché siamo in guerra, siamo rimasti paralizzati e pertanto senza nessuna possibilità di risposta come popolo, come gente comune a cui “altri”, in questo caso gli imperi e le élite finanziarie, stanno facendo e specialmente decidendo sulle nostre vite.
Noi popoli siamo bottino di guerra, siamo numeri, siamo da scartare e i nostri territori zone di sacrificio e terreno di scontri. Lo abbiamo detto in un articolo precedente, gli stati fanno le guerre, quelli che muoiono sono i popoli.
Tutto succede come se all’improvviso tutte le contraddizioni si fossero precipitate in un punto per farle coincidere in una grande deflagrazione.
È una realtà che tra molte cose ci impedisce ogni previsione, perché tutto frana. Pensare ad una costruzione risulta difficile e costruire dalle macerie o dalla terra spianata, è qualcosa che un’immensa quantità di gente si rifiuta di vedere. Per questo insistiamo sulla vita, nel prendersene cura, proteggerla, palmo a palmo.
In questo senso in Uruguay già lo stiamo facendo, da parte di una molteplicità di piccoli collettivi e individualità, voci a difesa dell’acqua, contro le imprese petrolifere. Questo si replica un po’ da tutte le parti, gli abitanti escono a difendere delle zone umide, un bosco nativo, una laguna.
Come? Con catene umane, blocchi stradali, interventi, campagne di firme, manifestazioni.
La lotta è territoriale e non dal vertice; come dicono gli zapatisti, dobbiamo rovesciare la piramide.
Qualcosa appare chiaro, la guerra è per le risorse: acqua, terra, petrolio, litio e in quella siamo immersi.
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9 gennaio 2026
Desinformémonos
| Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: |
| Sandra Petrovich, “Estamos en guerra, ¡por eso defendemos la vida!”, pubblicato il 09-01-2026 in Desinformémonos, su [https://desinformemonos.org/estamos-en-guerra-por-eso-defendemos-la-vida/] ultimo accesso 12-01-2026. |







