Perù: Il governo di Pedro Castillo cambia la strategia antidroghe e propone un patto sociale con i cocaleri


Carlos Noriega

“Il patto sociale serve a concordare uno sradicamento volontario, pacifico e progressivo delle coltivazioni di coca e l’impegno di non riseminare”, dichiara Ricardo Soberón. L’80 per cento della cocaina peruviana ha come destinazione l’Europa e il 20 per cento gli Stati Uniti.

Un poco più di 61 mila ettari seminati a foglie di coca -cifra ufficiale che differisce da quella che fornisce il governo degli Stati Uniti che è di 88 mila ettari-, stimate circa 150 mila famiglie contadine che vivono di questo prodotto in precarie condizioni e criminalizzate per le loro semine, tra le 500 e le 600 tonnellate di cocaina prodotte ogni anno -le cifre della Casa Bianca danno circa 800 tonnellate-, la violenza e la penetrazione del narcotraffico nella politica, nell’imprenditoria e nel sistema giudiziario, configurano uno scenario complesso e conflittuale. Ogni anno le autorità peruviane hanno annunciato mete rispettate nello sradicamento delle coltivazioni di coca, ma questo apparente successo è la celebrazione di un fallimento, perché le semine non sono diminuite, negli ultimi anni sono anche aumentate con nuove semine e nuove aree di piantagioni di coca. E il narcotraffico è avanzato.

Il nuovo capo della politica antidroghe del Perù, Ricardo Soberón, presidente esecutivo della Commissione Nazionale per lo Sviluppo della Vita senza Droghe (Devida), annuncia un cambiamento di strategia nella politica antidroghe. Conversando con Página/12, Soberón, che è stato consigliere delle organizzazioni dei cocaleri, dà dettagli su questa nuova strategia, che ha come asse centrale un patto sociale con i contadini cocaleri per andare ad uno sradicamento concertato delle loro semine.

“Questo patto sociale -spiega Soberón- ha tre livelli: un accordo con i cocaleri e le loro organizzazioni, un secondo livello con i municipi locali e i governi regionali, e un terzo con la popolazione di questi luoghi. Il patto sociale serve a concordare uno sradicamento volontario, pacifico e progressivo delle coltivazioni di coca e l’impegno a non riseminare. In cambio di questo offriamo agli agricoltori un programma di sviluppo alternativo che giungerà in modo opportuno, assistenza diretta attraverso la consegna di beni, concimi, attrezzature, assistenza tecnica, associazionismo, gestione comunale, e ai municipi locali daremo anche trasferimenti finanziari. Le comunità si impegneranno a che gli agricoltori rispettino il patto sociale. Se nonostante questo qualcuno non rispetta, allora entra la polizia. La cosa più importante è che gli agricoltori saranno protagonisti, vogliamo che partecipino. L’idea del patto sociale è di rafforzare le strutture sociali della società rurale nelle zone cocalere affinché possano manifestare e prendere decisioni legittime nei loro ambiti territoriali. È il modello boliviano del controllo sociale”.

La strategia di questo patto sociale comincerà quest’anno nell’agitata zona del Vraem, un’agreste regione montagnosa tra le Ande e l’Amazzonia dove predomina il narcotraffico e la violenza. Una zona nella quale lo stato non è finora entrato per sradicare le semine di coca, che, secondo dati ufficiali, giungono a 27 mila ettari. L’obiettivo è sradicare quest’anno con il patto sociale mille ettari in questa zona e aumentare la cifra negli anni seguenti, e di estendere il patto alle altre regioni cocalere del paese. In questi giorni, Soberón è stato nel Vraem, dove si è riunito con le organizzazioni dei cocaleri, sindaci e abitanti per presentargli la proposta del patto sociale.

Il presidente di Devida precisa che parallelamente a questo patto sociale ci sarà anche uno sradicamento obbligatorio di piantagioni di coca nelle aree naturali protette e nelle loro zone di attenuazione, nei luoghi di frontiera e nei territori indigeni occupati da cocaleri. “Non permetteremo semine di coca in queste zone”, afferma. L’alto funzionario antidroghe risponde alle critiche dicendo di aver ricevuto, per quest’anno, attraverso la proposta del patto sociale con i cocaleri, la riduzione della meta di sradicamento delle piantagioni di coca da 25 mila a 18 mila ettari: “La politica di criminalizzazione dei cocaleri è fallita, questo deve cambiare. Continuare uno sradicamento come finora senza verificare la sua sostenibilità è una perdita di denaro e una generazione di conflitti e di nuovi punti cocaleri. Finora non c’è stata una sincronizzazione tra lo sradicamento e uno sviluppo alternativo per gli agricoltori, vogliamo che ci sia questa sincronizzazione. La riduzione degli ettari da sradicare serve perché abbiamo bisogno di tempo per elaborare il patto sociale e perché con questa riduzione lo sradicamento che si farà sarà più sostenibile”.

Secondo i dati ufficiali, i 61 mila ettari di piantagioni di coca nel paese producono circa 120 mila tonnellate di foglia di coca all’anno, delle quali 15 mila sono destinate al consumo legale. Ci sono 5,9 milioni di peruviani che consumano legalmente coca, tra il tradizionale masticato e i prodotti industrializzati di foglia di coca, come farina, infusioni e altri. Con le altre 105 mila tonnellate di questa foglia si producono tra le 500 e le 600 tonnellate di cocaina  ogni anno, di cui se ne sequestrano solo circa 60 tonnellate. In Colombia, secondo dei dati di Devida, la produzione di cocaina è di circa 800 tonnellate annuali, in Bolivia di circa 60 tonnellate.

Effetto della pandemia 

“Con la pandemia del coronavirus il narcotraffico è penetrato in un modo mai visto prima, nemmeno negli anni 80 con Pablo Escobar e i Rodríguez Orejuela”, avverte Soberón. Precisa che l’80 per cento della cocaina peruviana ha come destinazione l’Europa e il 20 per cento gli Stati Uniti, paese che si rifornisce fondamentalmente di cocaina colombiana. Della cocaina peruviana che va in Europa, il 70 per cento esce dai porti brasiliani e l’altro 30 per cento, tra le 100 e le 130 tonnellate annuali, da Buenos Aires e Montevideo. “L’Argentina ora fa parte del processo di esportazione estensiva di cocaina. La cocaina peruviana giunge a Buenos Aires attraverso un corridoio che attraversa la Bolivia e il nord argentino”, dice il nuovo capo della politica antidroghe del Perù.

Soberón, denuncia un importante aumento dei voli clandestini per far uscire la cocaina dal paese. Propone di riprendere l’interdizione aerea con l’abbattimento degli aerei da turismo caricati con la droga. Questa pratica fu fermata nel 2001 quando nell’Amazzonia fu abbattuto un aereo da turismo di missionari nordamericani confusi con i narco e tutti i suoi occupanti morirono. “È urgente fermare l’espansione indiscriminata del narcotraffico, per cui abbiamo bisogno di una migliore e maggiore interdizione. Gli Stati Uniti non vogliono l’interdizione aerea letale per quanto successo nel 2001, ma noi pensiamo che dobbiamo riprendere queste azioni. Il Perù deve prendere le sue proprie decisioni”.

Un’importante componente della nuova strategia antidroghe, dichiara Soberón, è progettare un fronte regionale per convocare un tavolo di cooperanti che aumenti significativamente l’aiuto economico internazionale. Dice che questo fronte regionale non deve limitarsi ai paesi produttori di cocaina -Perù, Colombia e Bolivia- ma includere anche i paesi convertiti in territori d’esportazione di questa droga, come Argentina e Brasile.

“Gli importi della cooperazione che vengono dal nord verso il sud in tema di narcotraffico sono diminuiti, sono cifre di non più di due zeri, quando il narcotraffico mobilita cifre di sei zeri. Il Perù riceve 120 milioni di dollari annuali, dobbiamo passare almeno a 1.200 milioni. Di quello che riceviamo, il 70 per cento viene dagli Stati Uniti e il 30 per cento dall’Europa. A marzo inizieremo un forte processo per ottenere un aumento della cooperazione internazionale. Con un fronte regionale avremo una voce molto più forte”.

Soberón dichiara che un successo della nuova strategia che propone sarebbe “togliere al narcotraffico” nei prossimi tre anni 25 mila tonnellate annuali di foglia di coca dalle 105 mila che ora riforniscono la produzione di cocaina. “Se otterremo questo mi sentirò soddisfatto”, termina.

20 febbraio 2022

Resumen Latinoamericano

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Carlos NoriegaPerú. El gobierno de Pedro Castillo cambia la estrategia antidrogas y propone un pacto social con los cocaleros” pubblicato il 20-02-2022 in Resumen Latinoamericano, su [https://www.resumenlatinoamericano.org/2022/02/20/peru-el-gobierno-de-pedro-castillo-cambia-la-estrategia-antidrogas-y-propone-un-pacto-social-con-los-cocaleros/] ultimo accesso 28-02-2022.

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